mercoledì, 23 settembre 2026

Spilinga: i dolci con la crema rosa di Corso Garibaldi

Nessuno li definisce con un nome preciso, ma tutti ne conoscono l’inconfondibile sapore: sono i dolci delle feste, dei ritorni e delle partenze
Rosanna Pontoriero - 15 Giugno 2024 -

Avete presente le pasticcerie vintage con in vetrina le pasterelle e le ciliegie candite? A Spilinga ne esiste ancora una, che ha conservato l’essenza e la bellezza degli anni ’60. Percorrendo Corso Garibaldi si intravede una piccola bottega, di giorno è una fornace di profumi inebrianti e dolciastri: mandorla amara, vaniglia. Era il 21 maggio 1959 quando venne inaugurato il bar, il titolare Antonio Ferraro era un contadino, destinato a diventare il maestro dei biscotti con la crema rosa.

La storia

L’anno dopo al bar si aggiunse un laboratorio di pasticceria, con una produzione di amaretti, paste di mandorla e torte nuziale: «In quegli anni – racconta Giuseppe Ferraro, figlio del fondatore – le torte avevano uno stile definito, pan di spagna, crema pasticcera e macedonia di frutta. La decorazione era liscia, panna e ciliegie candite, oppure le perline d’argento per le torte di matrimonio».

I dolci con la crema rosa di Spilinga possiedono una storia affascinante: «Il secondo pasticcere che al tempo venne a lavorare in laboratorio – ci racconta sempre Giuseppe – era di Messina e fu proprio lui ad insegnarci le maddalene, ma con un altro nome e con questo equilibrio di sapori e profumi. Da quel momento in poi fummo letteralmente i maestri dei “dolci con la crema rosa” ».

Il racconto dal dopoguerra a Spilinga

Era il periodo del dopoguerra nella cittadina in provincia di Vibo Valentia, della rinascita, il dolce si caricava di significati sociali e sociologici: incarnava il benessere, l’opulenza di una umanità che negli anni della guerra aveva desiderato ed elemosinato il pane. «Mio padre ricordava sempre il 15 agosto 1965 quando in un solo giorno vendette 15 torte», era esattamente questo lo spirito della nascente civiltà dei consumi.

Pomeriggi d’estate ad impacchettare dolci secchi, erano quelle al tempo le bomboniere. Il laboratorio della pasticceria Ferraro a Spilinga con le piastrelle bianche e gli aromi messi in fila appare come un affresco vintage, quantunque si sforni ancora. Da bambini quando si passava da quel corso a piedi o con la bicicletta, l’anziano titolare ti invitava a prendere un dolcino: nessuno avrebbe avuto il coraggio di rifiutare, il dolce lo sceglievi direttamente tu in laboratorio e poi proseguivi  il gioco o la camminata, con la bocca profumata e le mani leggermente unte.

È il sodalizio antropologico tra cibo e casa, luoghi e sapori: si esce dalla pasticceria e si incontra un italiano emigrato, porterà in valigia i dolci con la crema rosa, perché sono un pezzo di storia, di casa, di affetti. Scartando il vassoio dall’altra parte del mondo sentirà il profumo inequivocabile di quello scorcio di corso Garibaldi a Spilinga, tornerà bambino, rivivrà battesimi, matrimoni, merende, il cibo ha questo potere.

La ricetta: marzo, tra grandinate improvvise e profumo di torta al limone

«Ma se tu aspetti il loro tempo, arriva poi il momento, in cui li troverai dolci come li vuoi», cantava Luigi Tenco, un testo, “Il Tempo dei limoni”, che fa perfettamente da cornice a marzo, alla fruttiera piena di limoni e alla credenza con l’immancabile torta paradiso. Il limone è il frutto più utilizzato in pasticceria, sia quella professionale che quella casalinga, possiede una aroma che conferisce ai dolci una personalità decisa e al tempo stesso delicata. E così la credenza di  marzo non può che adeguarsi, tra ceste di limoni di quelli con la buccia grossa e torte da merenda e colazione, talmente profumate che sembrano uscite da un agrumeto.

Esiste un romanzo di una scrittrice americana, Aimee Bender, che racconta del nesso tra sentimenti e cibo ina sorta di corrispettivo oggettivo e riprende nel titolo, “L’inconfondibile tristezza della torta al limone”, e nella copertina proprio la torta al limone, come fosse un best seller della dolciaria familiare.

La protagonista, Rose, fa il compleanno a marzo e la madre decide di prepararle uno dei dolci più conosciuti, una torta al limone: «Sul piano di lavoro, mamma versava la densa pastella gialla in una teglia da dolci imburrata, e pareggiava la superficie con il lato piatto di una spatola di plastica rosa. Controllò la temperatura del forno, si scostò una ciocca sudata dalla fronte con il polso piegato. La stanza si riempiva del profumo di burro e zucchero e limone e uova che si scaldavano, e alle cinque il timer suonò, così tirai fuori il dolce e lo posai sui fornelli. La casa era silenziosa».

Gli ingredienti e la preparazione dei dolci

Quella che vi proponiamo è una ricetta di torta paradiso al limone alta e soffice, assolutamente formidabile.

Ricetta

  • 300 g di burro;
  • 300 g di zucchero;
  • 6 uova;
  • 300 g di farina;
  • 2 bustina di lievito;
  • scorza di limone.

Preparazione:

Montate il burro con lo zucchero, aggiungete le uova e continuate a montare. Setacciate lievito e farina e incorporateli con estrema delicatezza al composto; per ultima, unite la scorza di due limoni. Il composto dovrà essere molto ben montato. Imburrate uno stampo e infornate a forno già caldo, cuocete a 160° per una quarantina di minuti. Volendo potere anche dimezzare le dose, otterrete una torta più piccola, da cuocere ovviamente in una tortiera di diametro inferiore. Non vi resta che sformare la torta e decorarla con lo zucchero a velo, utilizzando magari un piatto centrale, per creare un cerchio nel cerchio dal perimetro molto ben definito.

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