«Le politiche economiche sono realizzabili, fattivamente, se integrate in una visione progettuale imperniata su molti elementi. Un policentrismo convergente». È uno dei passaggi chiave che fanno parte del capitolo sullo Sviluppo economico integrato inserito nelle linee programmatiche relative alle azioni e ai progetti che il sindaco di Vibo Valentia Enzo Romeo intende realizzare nel corso del suo intero mandato. Un corposo e articolato documento che il capo dell’amministrazione cittadina ha portato ieri pomeriggio, 18 luglio, in aula in occasione della prima seduta di consiglio comunale della sua amministrazione.
La Grande Valentia – l’unione territoriale
A parere del primo cittadino, dunque, il primo elemento riguarda la Grande Valentia: Serve lavorare – afferma Romeo – «nella direzione di rendere Vibo città cerniera tra Lamezia e Gioia Tauro, partendo dalla graduale conurbazione con le realtà comunali limitrofe, mettendo inizialmente in rete i servizi intercomunali – rifiuti e acqua, per citare quelli di immediato rifermento – per ottenere nel breve periodo economie di scala e quindi procedendo per tappe mediante la sottoscrizione di un “patto” di breve, medio e lungo periodo con i diversi centri urbani interessati, cominciando dalle realtà più vicine e allargando il perimetro nel corso del tempo. Un processo virtuoso che valorizzi le identità territoriali seminando effetti di qualità. Il tema è peraltro mutuato dal riconosciuto impegno attuato in questa direzione dal Progetto Valentia per la fusione che dell’unione dei Comuni ha fatto un baluardo: un sistema di “alleanze” che renderebbe più grande e più forte la nuova realtà amministrativa, garantendo per di più una via virtuosa per il risanamento finanziario basandolo su una consolidata ripartizione e quindi riduzione dei costi derivanti da economie di scala».
Revisione del Piano strutturale comunale
In questo solco, per Romeo, la rivisitazione del Piano strutturale comunale «è misura inderogabile: occorre – viene spiegato – renderlo flessibile e fortemente orientato allo sviluppo economico, necessario strumento per dare una chiara identità alle frazioni e porre un freno all’espansione dissennata e disordinata. In questo solco s’innesta anche la riforma del Piano Versace, mediante interventi mirati mai realizzati nonostante esistano fondi regionali appositi per sanare le zone interessate da situazioni idrogeologiche critiche».
L’Università, ovvero un Polo tecnologico di alta formazione
Per diventare città cerniera, Vibo dovrà attrezzarsi non solamente in termini di servizi primari ma divenendo anche Polo dei saperi e della conoscenza. In questa prospettiva – precisa il sindaco – «si può parlare di Università del Mediterraneo ovvero, con maggiore flessibilità e funzionalità in termini di start up e dunque di avvio rapido, di un Polo tecnologico di alta formazione dedicato a settori affini alle vocazioni territoriali, del turismo avanzato, della filiera produttiva nautica, della produzione metalmeccanica e delle produzioni agroalimentari».
Tuttavia, proprio attraverso questa prima introduzione, sottolinea il sindaco, nulla vieta che nel corso del tempo possano imperniarsi sul descritto Polo Tecnologico iniziale alcune delle seguenti discipline fondamentali per dare struttura allo sviluppo dell’economia territoriale in ambito accademico-universitario: Economia sostenibile innovativa e cambiamenti climatici; Giurisprudenza e Diritto costituzionale comparato; Alimentazione e identità gastronomiche; Bioeconomia e risorse naturali; Agricoltura e ambiente; Governance euro-mediterranea delle politiche migratorie; Scienze politiche e delle relazioni internazionali; Scienze della comunicazione, Comunicazione pubblica, economica e istituzionale; Ingegneria nautica e scienze marittime e navali; Ingegneria industriale e tecnologie di innovazione di prodotto; Diritto e Management dello sport; Management digitale; Management aziendale; Beni culturali e Studi umanistici digitali. Nell’ottica di «proiettare efficacemente le facoltà/corsi specialistici sul territorio», alcune di queste debbono trovare collocazione funzionale a Vibo Marina. In particolare, occorre considerare: Turismo sostenibile; Discipline marittime ed economia del mare; Competenze green industriali e nuove tecnologie; Storia e Archeologia mediterranea; Economia del Mediterraneo e innovazione tecnologica; Logistica e Sicurezza mediterranea.
Poli integrati, conoscenza e tecnologie
Ecco, dunque, un Polo dei saperi e della conoscenza che «ponga in rete il Conservatorio, il Sistema bibliotecario vibonese e l’Università-Polo tecnologico di alta formazione, peraltro – si legge tra le pagine del documento – allocando quest’ultimo a Palazzo Santa Chiara per favorire, proprio con il Sistema bibliotecario vibonese, un’integrazione virtuosa delle risorse del Progetto Cultura che, nell’ambito del Pnrr, coinvolge ministeri, enti, università e fondazioni. La certezza di poter contare su basi formative solide, costituisce il presupposto per la nascita di un Polo tecnologico per lo sviluppo industriale avanzato che riconnetta la città con le frazioni interessate: Triparni, Portosalvo e Vibo Marina. Non si può assistere – fa presente ancora il primo cittadino – allo smantellamento totale delle aree industriali ma alla loro concreta ed efficace riconversione. Anche perché Vibo Valentia e Vibo Marina non possono vivere di solo turismo e terziario. Per esempio, la nautica potrebbe essere un settore d’attività industriale molto interessante da incentivare. Assieme alla nuova green economy caldeggiata ormai da molti osservatori qualificati. Ma non solo Vibo Marina, Portosalvo e Triparni: l’attività industriale nel settore metalmeccanico – in costante incremento – riguarda anche l’area del cosiddetto “Campo d’aviazione”. Ma per consolidare e attrarre investimenti nei settori della piccola e media industria, occorre garantire alle imprese i servizi di base, con sostanziale attenzione alle strade di collegamento interessate ai trasporti speciali».
Sempre nel contesto della presenza universitaria, l’orientamento delle attività di ricerca «può facilmente condurre verso l’innovazione, concependo l’insediamento di un incubatore di start-up in uno dei molti edifici pubblici comunali. Ma non basta: Vibo Valentia – annota sempre Romeo – è da sempre Città delle arti e sempre più merita di assurgere a Casa della Cultura e delle Arti: forte e radicata è la comunità degli artisti e dei cultori della materia, tanto da incoraggiare la fondazione di un’Accademia delle Belle Arti – da associare a un’organica e strutturata Galleria/Museo dell’Arte Contemporanea – ulteriore e possibile attrattore di presenze e soggetto promotore di molte iniziative pubbliche di alto valore espressivo e comunicativo, radicabili come eventi permanenti della città».










