sabato, 26 settembre 2026

Vibo Valentia, parla il sindaco Enzo Romeo: «Ho dentro di me la speranza che le cose possano migliorare»

Intervista al primo cittadino che si racconta alla nostra testata: l’infanzia, gli anni di studio, la politica, il primo presidente della Provincia, la passione per i libri e la musica jazz e tanto altro
Rosanna Pontoriero - 7 Settembre 2024 -

Il caldo di una canonica mattinata di agosto, il ticchettio degli orologi scandiscono un tempo pigro, i cornetti sui tavolini dei bar a mattinata inoltrata e i caffè consumati con gesti più lenti. Le città d’estate, specie al sud, sono rilassate. Raggiungiamo Palazzo Luigi Razza, che conserva sempre un indiscutibile fascino, gli arredi ricordano il commissario Ricciardi, vi cadrebbero a pennello alcuni dipinti di Antonio Donghi. Dalla campagna elettorale sembra passato un secolo: l’estate dilata il tempo, eppure la galoppata di Enzo Romeo è una pagina fresca e per molti versi storica. La città è un cantiere, in attesa di essere svelato e il nuovo sindaco di Vibo Valentia ci accoglie alla sua scrivania, in un via vai di persone, tra una emergenza e l’altra. Il copione di tutti i giorni, in una città con problematiche endemiche e mali atavici.

Enzo Romeo è un uomo cauto, serafico nel modo di parlare, nella stessa gestualità, incute calma, razionalità e un prudente ottimismo. Partiamo da lontano per una chiacchierata che vuole raccontare un uomo, prima ancora che un politico, con gusti e passioni. Si è definito «un romantico, che cerca sempre nuovi stimoli».  Tocchiamo la questione dei grandi eventi, tema importante per una città umanamente desertificata, che avrebbe bisogno di palcoscenici, di rumore, di parole per strada, di euforia. Il ritorno di Vicoli di Vini è certamente una bella notizia. Rimane il nodo del teatro: quando si potrà partire con una stagione regolare? E anche del Festival Leggere e Scrivere. La chiacchierata ha avuto un tono e un andamento decisamente narrativo e disteso.

Il sindaco sempre nel suo ufficio al Comune

Proviamo a ripercorrere la sua storia, sindaco: che infanzia ha avuto?

«La mia era una famiglia per molti aspetti modesta: mio padre era impiegato dell’Agenzia delle Entrate, mia madre una casalinga. Io e i miei fratelli abbiamo avuto una infanzia felice.  Ero un bimbo che non si stancava mai: volevo sempre fare cose nuove e diverse, ancora mia madre me lo dice. E questa mia ennesima avventura politica conferma la mia natura: ho sempre amato sperimentare, accettare le sfide, ho dentro la speranza che le cose possano migliorare. Sono fatto così».

E da adolescente…

«Ero un ragazzo particolarmente attivo negli ambienti vibonesi, facevo teatro e la mia generazione ha visto nascere il Gruppo Folk Città di Vibo Valentia, che ci ha portati a girare l’Europa: Finlandia, Spagna, Portogallo, Germania. Nell’anno ’73-74 mi sono iscritto in Medicina».

Che ricordo ha degli anni ’70?

«Anni di assoluto protagonismo giovanile: chiedere diritti non era un tabù. Io ho vissuto  l’onda del ’68, che nei primi anni ’70 era ancora travolgente. Non facevo politica poiché ero molto concentrato sugli studi, avevo esigenza di concludere l’università, la mia famiglia faceva grandi sacrifici.  Anche Vibo in quella stagione viveva un fervore, c’erano uomini attivi. Mi sono avvicinato alla politica negli anni ’80, ero già un medico e mi iscrissi alla Democrazia Cristiana».

Si ricorda il momento preciso nel quale ha pensato di fare politica? Magari è legato ad un aneddoto o ad una circostanza…

«Nel 1989 sono stato vittima di una brutta estorsione, una esperienza negativa, in virtù della quale stavo pensando di trasferirmi di nuovo a Roma e invece alla fine decisi di entrare in politica, sperando di poter dare un contributo personale».

Che ricordo ha della sua prima vera sfida politica?

«Era il 1995, tre anni prima erano nate le province di Vibo e Crotone, c’era stato a livello nazionale lo tsunami di tangentopoli, per cui il vecchio assetto politico non esisteva più. La Democrazia Cristiana aveva fatto la scelta di unirsi ad altri movimenti di sinistra e mi chiesero di candidarmi come Presidente della Provincia. Decisi di scendere in campo in una mattina di fine aprile inizio maggio. E da lì iniziò la mia esperienza politica».

E della stagione da presidente della Provincia di Vibo Valentia cosa conserva?

«Quella fu una esperienza bellissima ed entusiasmante. Siamo stati pionieri, costruendo l’amministrazione provinciale da zero. All’epoca però c’era un clima di unione tra i comuni: la voglia di stare insieme, di programmare. Oggi non esiste più questo equilibrio, complice anche la legge Delrio. Concludemmo in quel primo mandato, di questo vado fiero, i lavori per il viadotto che baipassa Tropea e non solo. Abbiamo progettato l’allora Liceo Scientifico, oggi Istituto per Geometri. Lavoravamo con attenzione sull’edilizia scolastica. C’era una unione produttiva tra i sindaci, che ci aiutava a raggiungere gli obiettivi».

E successivamente è uscito di scena…

«Sì, sono tornato a fare il medico a tempo pieno, anche se ho continuato a frequentare ambienti politici. Il sogno di fare il sindaco per la mia città lo accarezzavo però da molto tempo».

Guardandosi allo specchio lei oggi come si definirebbe?

«Mi ritengo un romantico che non si ferma davanti a nulla, ne è prova questa mia nuova avventura da sindaco, come mi dicono sempre mia madre e mia moglie».

Come vi state organizzando con i grandi eventi? Ho visto che tornerà Vicoli di Vini…

«Tornerà assolutamente Vicoli di Vini, lo stiamo curando, anche perché è uno dei pochi eventi che abbiamo a Vibo. E per me evento significa portare almeno 6mila-7mila persone, altrimenti è una festa che attrae solo persone del luogo. Si spera in un successo importane».

E il Festival Leggere e Scrivere si farà?

«Stiamo cercando di avere i fondi dalla Regione, è un altro evento importantissimo, ma ad oggi non sappiamo se e quando potrà svolgersi».

E con il teatro come pensa di fare?

«Ci sono alcune cose che vanno sistemate, ma non sono grandi cose. Speriamo di poter ripartire in autunno con regolarità. Stiamo organizzando una serie di modalità che ne permetteranno la vita».

Come definirebbe oggi la sua città con due aggettivi?

«La vedo triste e debole, ma da tutti i punti di vista».

Quali aggettivi, invece, vorrebbe avesse tra cinque anni?

«Vorrei fosse forte e competitiva. Certamente, mi rendo conto che ci sono problematiche ataviche, che non potranno avere una soluzione nel breve tempo. Siamo nel pieno di un crisi idrica, con la piaga della depurazione».

Quali sono Sindaco le sue passioni?

«Amo la lettura e il teatro, che ho fatto da giovane. In questo momento sto leggendo libri polizieschi ambientati tra Catania e Palermo, che mi danno la possibilità di distarmi».

Che musica ascolta?

«Ascolterei blues e jazz dalla mattina alla sera, mi rilassa tanto».

TAG:

ARTICOLI CORRELATI