Ascoltando la storia dello chef Antonio Perini viene da chiedersi cosa sia la passione e leggendola, si converrà che essa è il motore del mondo: muove gli uomini e i pensieri, rivoluziona i luoghi e le vite, costruisce mondi, si trasmette e ha il potere di trasformare, salvare, plasmare. La voce di Antonio Perini è matura e riflessiva, la sua vita, invece, è pervasa di entusiasmo ed energia. Chiacchieriamo con lui in una mattinata piovosa di settembre. Accogliere storie che sanno di costanza, tenacia, creatività, resilienza, è un grande privilegio, poiché esse sono generose: insegnano, emozionano, fanno pensare, esortano a vivere senza esitazioni.
La storia di Antonio Perini
«Mio padre mi voleva fotografo, – ci racconta Antonio – essendo io l’unico maschio, ma sono andato controcorrente, da quando a sette anni mi misi a fare un caffè bruciando la caffettiera e facendola esplodere. Da quel giorno mi misi in testa di voler lavorare in cucina. E prima di iniziare la scuola alberghiera, a tredici anni chiesi di poter lavorare per una stagione in cucina, solo per imparare. Inizio pulendo le verdure, levando la terra dalla rucola, all’epoca era difficilissimo entrare in una cucina: c’era una gerarchia rigida e ogni anno si scalava di un gradino, le tappe non si bruciavano».
Nato a Vibo Valentia, Antonio Perini si è iscritto all’Alberghiero e la sua passione iniziò a decollare quando conobbe un buon maestro: «Tutto prese forma quando incontrai lo chef Filippo Zungri, che aveva una filosofia nuova e diversa, della quale mi innamorai. Lo seguivo ovunque per apprendere il più possibile. Finché non andai a lavorare gratuitamente con lo chef Zungri in un ristorante di Piazza Terranova, giocandomi il posto con un altro ragazzo. Quando il mio maestro andò ad insegnare a Udine, io rimasi solo a gestire quella cucina, avevo venti anni, feci bei numeri e lì ho definito la mia filosofia in cucina. Ho avuto sempre altissime aspettative, ambivo a fare la differenza e a cogliere ogni singola sfumatura di questo mestiere».
L’incontro che gli cambiò la vita
Fu un cliente a cambiare la vita di Antonio Perini: «Un signore venuto al ristorante casualmente volle conoscermi, si meravigliò della mia giovane età e mi propose di andare a Roma per gestire una bella brigata di persone. All’inizio dissi di no, accettai solo mesi dopo fortemente esortato da questo cliente. Arrivai a Roma e mi ritrovai con vitto e alloggio pagati a gestire un meraviglioso ristorante di fronte al teatro Argentina. Iniziai questa avventura stupenda con tredici persone sotto di me a ventuno anni». Antonio rimane a Roma per quasi dieci anni e gira diversi ristoranti: «Ogni anno lavoravo per scelta in una cucina nuova, perché volevo fare più esperienze possibili».
Il ritorno in Calabria
Nel 2013 Antonio è tornato in Calabria, pensando fosse un breve soggiorno: «A Vibo sarei dovuto rimanere qualche mese, giusto il tempo per staccare la spina, nella prospettiva di fare un viaggio in Giappone. Tuttavia, la vita è imprevedibile: curai l’apertura di un ristorante a Vibo, qui conobbi quella che sarebbe diventata mia moglie e la mamma dei miei due bambini e sono rimasto». Quella di Antonio Perini è una passione travolgente, si definisce a tratti un maniaco del suo lavoro: «Io in cucina sono precisissimo ed esigo anche dagli altri una attenzione estrema. Studio molto, lavoro anche quindici ore di fila. Scherzo con i ragazzi fino alle diciannove, ma quando suona la campanella e inizia il servizio mi trasformo».
Oggi Antonio Perini gestisce la cucina di un noto ristorante del capoluogo, studia e cura i menù, segue le stagioni: «Quando entro in cucina il mondo si ferma, dimentico tutto, non ho più quotidianità». Concludiamo la chiacchierata con lo chef Antonio Perini in una prospettiva futura: «Da qui a dieci anni spero di aprire un mio ristorante, sfidando me stesso». Il protagonista di questa storia si definisce un uomo «cocciuto e tenace», decisamente «felice» e con tante avventure davanti.
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