Doris Bellomusto è una scrittrice dalla penna carezzevole, anche quando sfiora o affonda nel quotidiano. È gentile nel vivere e pertanto, anche nel parlare. Ha lo sguardo vivace, di una allegrezza bonaria e avventurosa, tipica dei ragazzi nei romanzi di formazione. Dora le sarebbe calzato a pennello, ma anche Doris le corrisponde. Mette di buon umore, non solo con i versi, anche quando sono emotivamente intensissimi, ma soprattutto con il tono di voce: l’umorismo generoso e garbato. È autrice di diverse raccolte di poesie e narra i sapori in una maniera assolutamente affascinante, partendo da una parola, la più bella del mondo: nostalgia. Nella vita è insegnante e scrittrice.
Pane e olio a merenda
Si è raccontata in una chiacchierata gustosa: «La mia cucina vuole essere un ritorno a casa – Doris Bellomusto vive in provincia di Lucca, è Fagnano Castello di – ritrovo il tempo e lo spazio che non c’è più. I ricordi non si riottengono per intero, ma con il cibo si prova recuperarli. Da bambina assaporavo sapori autentici: pane olio e origano, pane e pomodoro. Di mia nonna rammento le paste asciutte, la pasta con le sarde del venerdì, le minestre, la pasta e fagioli con la sfoglia fresca. Pietanze di storia, che cerco di riproporre, talvolta con fatica, nella mia cucina. Sai che per me ai fornelli la nostalgia è come il sale. A tavola la si appaga facilmente».
Le emozioni del cibo fuori dalla Calabria
Doris ha iniziato a cucinare materialmente da studentessa universitaria, ma consapevolmente quando è andata via dalla Calabria: «Nel momento in cui ho cominciato a vivere distante, mi sono impossessata della bellezza dei profumi. Al mio primo incarico annuale in carcere, già alla prima ora sentivo odore di ragù e mi suscitava una forte tenerezza. Ho scoperto così il potere della cucina. Quando mi viene voglia urgente di tornare in Calabria, mi faccio le patate con i peperoni». Nelle poesie Doris Bellomusto fa riferimento, per esempio, al latte o al retrogusto del caffè. Tengo molto ad annusare il caffè e poi ritrovarmelo sulla punta della lingua, mi fa stare bene». La cucina per Doris è festa: «Quando mi cimento ai fornelli c’è qualcosa di giulivo. E allora in futuro mi auguro di cucinare di più, per avere molti momenti di condivisione». Doris definisce la cucina calabrese «materna, buona e coraggiosa». Aggettivi importanti… perché la cucina è il modo più semplice che abbiamo per amare.
Per Doris Bellomusto il cibo è letteratura
Terminata la chiacchierata, Doris mi ha scritto con acume narrativo: «Quando ero piccola la mia merende d’estate era un pomodoro raccolto nell’orto, addentato senza condimento e assaporato fino in fondo. Ieri, ho raccolto dall’orto dei miei genitori (…) Ho masticato felicità mista a struggente nostalgia. Non sono una bambina, Dora non c’è più, tutto cambia e tutto lentamente sfuma sino a scomparire». Il cibo è tutto questo…è letteratura.










