Detto, fatto. Ridotte del 20%, che si va a sommare al taglio del 10% già in essere, le indennità di sindaco e, quindi, a cascata quelle degli assessori e dei consiglieri comunali attualmente in carica al Comune di Vibo Valentia. Alla fine, insomma, a Palazzo Luigi Razza si taglia complessivamente il 30% dei propri compensi. Lo ha deciso la giunta di Palazzo Luigi Razza che – da quanto appreso -, nella riunione dell’esecutivo di ieri pomeriggio, 15 novembre, ha approvato l’apposita delibera. Prima, però, il sindaco di Vibo Valentia Enzo Romeo ha avuto – nella sala giunta – una riunione con gli attuali consiglieri comunali di maggioranza al Comune capoluogo per un breve confronto e per riferire agli interessati che da lì a poco la giunta avrebbe proceduto a licenziare la delibera. La riduzione delle indennità partirà dall1 gennaio 2025.
I motivi della sforbiciata
«Bisogna ridurre i costi della politica perché in un contesto economicamente grave, nel quale si registra un aumento esponenziale della povertà, con interi nuclei familiari che non riescono a sopravvivere, l’incremento dei costi della politica rappresenta un pessimo segnale d’indifferenza». Così il primo cittadino del capoluogo nelle sue linee programmatiche presentata in campagna elettorale. In particolare, nel capitolo dedicato esclusivamente alle funzioni della macchina comunale, Romeo non ha mancato di mettere nero su bianco che l’apparato deve essere riorganizzato rigorosamente «all’insegna di scelte eticamente ineccepibili». Ecco perché, dunque, a fronte di uno scenario economicamente grave, con un innalzamento della povertà nel capoluogo di provincia e soprattutto con la politica che continua ad aumentare i suoi costi, il capo dell’amministrazione ha ritenuto estremamente necessario «invertire questa direzione attuando una significativa riduzione dei compensi indicati dalla legge, per sindaco, assessori e consiglieri».
Per il capo dell’amministrazione comunale, in buona sostanza «non possono essere solo i cittadini a dover sostenere il dissesto finanziario dell’ente comunale, condizione che comporta l’aumento di tutte le tariffe ai massimi livelli previsti: dall’addizionale comunale che passa da 0,80 a 1,20%, l’Imu ed altre tasse portate al livello apicale delle relative aliquote, Tari ed Acqua anch’esse ai massimi storici – nonostante sia discutibile il relativo servizio offerto – nonostante il decreto ministeriale, chiamato “Fondo Salva Vibo” abbia previsto che nelle condizioni per accedervi sia prevista la riduzione di tutti i costi della “politica”».









