La vita dell’uomo di cucina non si misura con il tempo canonico, lo abbiamo imparato di storia in storia: gavette lunghe per ragazzi giovanissimi. E viene da chiedersi: come sia possibile?… Scalate di locale in locale, nottate consacrate al lavoro. Sono esistenze altalenanti, ricche di sfide, conquiste, ambizioni. Vite da brivido, cari lettori, all’insegna del sacrificio che si tramuta in adrenalina. Come quella di Francesco Ferragina, originario di Mileto, classe 1998, che i suoi 26 anni li ha caldamente vissuti, come ci racconta con una voce pacata, cauta.
La storia di Francesco Ferragina
«Decisi che avrei fatto l’alberghiero ad un open day, di quelli che si realizzano ogni anno: mi incuriosì quello spettacolo, prima non avevo una spiccata vocazione, devo essere sincero. Ho iniziato a lavorare immediatamente, di pari passo allo studio. La prima esperienza la feci all’inizio delle scuole superiori. Lavoravo in inverno i fine settimana e in estate per la stagione. Iniziavo ogni avventura con grande euforia, poi, vedendo il lavoro che c’era dietro, mi appassionavo, ma al contempo mi stressavo, stancando il fisico. Tenevo duro, con i pugni stretti, pensando al futuro, mi aiutava a superare la fatica. Incominciai dal pulire le pentole e il piano, poi passai alla pulizia della materia prima, che fossero verdure, pesce o carne. E dal quarto anno di scuola sono passato a curare antipasti e secondi. Successivamente, ho anche conseguito un secondo diploma di Food and Beverage, in sostanza la parte scritta della ristorazione».
Vita da giovane cuoco
Terminata la scuola per Francesco Ferragina si apre una parentesi professionale intensa: «Dopo aver lavorato in un locale di Vibo, sono andato a Roma per fare una esperienza di qualche mese, in un ristorante gourmet, di alta ristorazione. Sono rientrato dalla capitale e mi sono tuffato su Tropea, soprattutto per cercare di imparare piatti nuovi. E con questo spirito, in un secondo tempo, sono stato a Maratea in un albergo, per allenarmi con la banchettistica». Attualmente Francesco Ferragina lavora come capo partita, in un ristorante a Vibo Marina, la sua è una filosofia diversificata: «Io al cliente voglio far assaggiare tante cose, anche se in piccole portate, amo la degustazione. In una cena di una ora faccio assaggiare 10-12 portate mignon. Adoro stimolare i palati con piatti più elaborati, variare è un verbo che amo. Sono anche molto attratto da panificazione e affumicature».
Il tempo dei cuochi
Sul futuro Francesco ha le idee chiare: «Vorrei aprire un ristorante mio sulla costa, ultimamente ho imparato a ricercare il pesce buono nelle aste. La vita di un cuoco non corrisponde a quella delle persone comuni: abbiamo un tempo frenetico, un ritmo incalzante». Francesco è appagato, pur avendo rinunciato al tempo libero, alle feste, non ha rimpianti. La fatica quotidiana in cucina lo rende vivo e felice.







