martedì, 22 settembre 2026

In Calabria si muore di ciotìa. E non ci sono vaccini

In Calabria si muore di ciotìa. Un virus dilagante senza vaccini, che solo la redenzione dell’anima dei calabresi può sconfiggere. Si può guarire? Solo se lo si vuole.

A Vibo Valentia la sanità si trasforma in un tragicomico carnevaletto pirandelliano: travestire i malati da funamboli, giocolieri, giullari ed equilibristi, spostandoli dai reparti dello Jazzolino – in chiusura per rifacimento e adeguamento sismico – ai tendoni da campo. Per profughi? Per terremotati? Fate voi. L’importante è che li piazzino dove ora sorge il tendone del circo.

E tutto mentre Romano Prodi, per attaccare la Meloni sui Cpt in Albania, si lascia scappare che si sarebbe potuta scegliere la Calabria. L’unica regione d’Italia: mina ca i poti.

Giusy Staropoli Calafati. Rubrica: Fuori dal Coro
Giusy Staropoli Calafati

Cose che né i ciucci né gli secchi, né le pecore né i montoni. Solo pagliacci. Tanto più gliene fai, più ridono. Non è ciotìa questa? La Calabria manca di rispetto a sé stessa e non riesce più a farsi rispettare. È l’unica regione d’Italia a cui, se mettono in testa la mela di Guglielmo Tell, se la tiene. Pur sapendo che i tiratori punteranno sempre al suo capo e non alla mela.

Servirebbero masterclass di autostima e corsi di responsabilità per chi amministra la cosa pubblica. Se oggi girassimo quelle carte su cui, qualche anno fa, venne scritta la provocazione di Augias – Calabria perduta e irrecuperabile – non resterebbe che stringergli la mano. Lo stato comatoso in cui versa è irreversibile. Non agisce, non reagisce. Nei pochi momenti ludici si batte per l’identità. Ci fosse ancora il Sommo Dante, le dedicherebbe un girone.

Vibo Valentia si oppone al trasferimento dei pazienti fuori dal perimetro cittadino e si gioca la questione tra tende da campo e strutture private. E tutto mentre Tropea e Soriano hanno ospedali attrezzati dove i malati potrebbero conservare la propria dignità, e i medici pure. Ma forse non ci abbiamo capito niente: la tendopoli non può che essere una genialata, se pensata alla maniera di Prodi. Tende occupate? Niente Cpt in Calabria. È questione di visione!

A Vibo, però, non sanno che i proci di Prodi potrebbero benissimo non tener conto delle tende ed entrare direttamente nei capannoni dove si insacca la ‘nduja, si intreccia la cipolla rossa di Tropea, o si lavora il caciocavallo silano. Siamo o non siamo il Paese dell’accoglienza? E allora, girala comu a voi, sempri cucuzza è!

La Calabria, al nosocomio di Vibo, preferisce un manicomio a cielo aperto. Non li avevano chiusi? A Vibo forse no. Detto ciò, non resta che constatare che la gestione di questa terra è quasi certamente sfuggita di mano. Forse perché, troppo velocemente, entra ed esce dal cuore dei calabresi.

Parafrasando Corrado Alvaro, non resta che ricordare gli uni agli altri, e per il bene della crescita delle nostre comunità, che la disperazione più grave che possa impadronirsi dei calabresi è il dubbio che lottare sia inutile. Ti lamenti, ma che ti lamenti, cantava Modugno, pigghja lu vastuni e tira fora li denti.

ARTICOLI CORRELATI