mercoledì, 23 settembre 2026

Quella Calabria fin troppo ingenerosa con Saverio Strati

Il 16 agosto di cento anni fa a Sant’Agata del Bianco, in Calabria, nasceva Saverio Strati. Un centenario tanto atteso quanto boicottato. Senza luminarie e purtroppo anche senza neanche squilli di trombe come invece i banditori avevano annunciato, e soprattutto come Strati avrebbe meritato.

Mentre scrivo queste poche righe sono in viaggio verso Sant’Agata come quasi ogni 16 agosto, per condividere con Strati la Calabria che entrambi abbiamo nel cuore. Ho una certa tristezza che preme sulla parte destra del petto. Il dolore è battente. Faccio parte, come è noto, della commissione regionale voluta dall’ ex vicepresidente della regione Calabria Giusy Princi, il cui programma è stato rivoltato come un calzino dalla nuova giunta regionale insieme alle dirigenze di settore, a piacimento di certuni e non certamente a favore della cultura nel nome di Strati, e con pezze spesso peggiori del buco. A conferma che tutto cambia per non cambiare nulla.

La cultura sotto scacco della politica. Uno spot ignobile dal quale mi dissocio per il bene della mia terra; della sua storia, del suo futuro. Di Saverio Strati. Mentre la macchina va, penso a Rocco de L’uomo in fondo al pozzo, tra i romanzi più belli dello scrittore di Sant’Agata: Rocco muore, la sua casa si riempie di gente e l’editore pubblica i suoi libri. Che destino! Strati non trova pace come Rocco, la sua Calabria ‘inquieta’ lo bistratta anche morto. Gioca a tre sette con i suoi fogli di carta più pregiati e nobili. Sempre meno madre e più matrigna.

Si può morire ancora dopo essere morti una prima volta e secondo la legge della natura? Sì, e di una morte peggiore. Accade a Saverio Strati a 10 anni dalla prima. La Calabria di questi ultimi tempi è stata veramente cattiva con lui. Non aveva forse sofferto abbastanza lo scrittore? Era necessario infliggere questa ulteriore pena all’uomo? Questa situazione è obiettivamente triste, ha un non so che di vergogna. Nei giorni scorsi ho intervistato Piero Pananti (il gallerista amico fiorentino di Saverio Strati), e ha pianto per questa situazione, Saverio non meritava, ha ripetuto più volte. Ed è vero, Saverio non merita questo ‘insulto’. Walter Pedullà sostiene che quando la politica vacilla ecco che interviene la letteratura a dire la sua. In Calabria però c’è chi la fa tacere e chi non la vuole ascoltare… A riprova del calabrese nemico del calabrese stesso.

Provo rabbia, molta rabbia, la stessa rabbia di quando Strati fu costretto a chiedere la Bacchelli. Certe umiliazioni fanno male al cuore degli uomini. Ma in Calabria il gioco delle tre carte è risaputo, vecchio, e sempre più sporco… La politica ‘calabrese’ non vuole investire in cultura, e non è che è pigrizia la sua, è malanima. Meno teste pensanti più gioco all’ ingrasso del ‘proso’ di certuni, per riprendere un termine ricorrente nelle opere di Strati. Per fortuna la sua Sant’Agata resiste con lui e per lui, dalla collina di Cola alla piazzetta di Tibi e Tascia. È lì che sto andando, a giocare alle nocciole con loro, a dare speranza a Tascia, portare un libro a Tibi. Oggi compie 100 anni lo scrittore Saverio Strati, ma prima di tutto compie la vita l’uomo.

Sto attraversando la Limina (penso al tempo dedicato a Strati negli ultimi decenni). In questo momento sento di essere vicino a Strati più che mai, nulla mi scoraggia: né i fondi regionali diminuiti rispetto a quelli deliberati per l’anno stratiano né quelli addizionati a quelli diminuiti da riportare la cifra all’originale. Strati non è mai stato a certe logiche. Io lo so. Ma soprattutto so che, oggi più che mai, c’è bisogno di decidere da che parte stare: dalla Calabria viva di Saverio Strati, o dalla Calabria che vivacchia strati strati… ? Io ho deciso. E intanto buon Compleanno Mastro Saverio.

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