mercoledì, 23 settembre 2026

Se i calabresi rinunciano a votare

La Calabria cambia, almeno ci prova; con idee nuove e procedimenti di sicuro si modifica; eppure quello calabrese continua a essere il popolino indolente e pigro di sempre. Senza neppure una speranza per recuperare il maltolto. 

Giusy Princi, Denis Nesci, Pasquale Tridico e Mimmo Lucano volano a Strasburgo, con la Calabria in agenda e nel taschino, i calabresi no; seduti a tavola a ingrassarsi il proso di frittole e frottole, osservano inermi e distanti il carosello della politica. Della serie: “Che me ne fotte a me!”. Ma la politica non eravamo noi? O noi siamo solo la storia? Eppure storia e politica non sono che due linee incidenti che hanno uno e un solo punto di intersezione.  Una presa di posizione(forse), assai scontata, quella dei calabresi che, nella regione dei Bronzi e della ‘nduja, fa arrivare appena al 40% il dato di affluenza alle urne per le elezioni politiche europee appena trascorse. 

Votare non appare più come una priorità

Dissenso o rassegnazione? Piuttosto rinuncia a una forma di libertà di espressione. Ai calabresi non importa particolarmente il diritto al voto, e ci rinunciano, come se il non voto fosse un mezzo idoneo a dimostrare il proprio dissenso, l’amara stanchezza, la rabbia pregressa…, quando tutti però sanno che non lo è. Tutti, inclusi i contadini ed i pastori, sanno che il non voto, tradotto in pratica, altro non è che l’astensione del singolo individuo dalla vita della comunità; pertanto rimettere ad altri le responsabilità del proprio tutto e del proprio niente non è che un atto di codardìa. Altro che il coraggio dei magnogreci!

Corrado Alvario guardava all’Europa già 100 anni fa, e non come pulpito da cui fare sermoni, ma come un balcone aperto su cui sentirsi al centro del mondo. Come la Calabria, che è al centro del Mediterraneo, anche se a volte non lo sa, o forse se lo scorda. Perché qui, in questa prima Italia, seppure sono passati viaggiatori alla riscoperta del suo valore romantico; sono nati illustri geni delle lettere e della filosofia, e Tommaso Campanella vi ha immaginata addirittura la Città del Sole, vi è una disperazione grave che sovente si impadronisce dei calabresi: il dubbio che vivere rettamente sia inutile. Dimenticando che ogni uomo è responsabile del suo tempo. 

La Calabria resta un vero paradosso italiano. Nessuno va a votare, ma manda 4 parlamentari a Strasburgo. Siamo forse furbi, i calabresi? Anche no! Sicuramente per noi è giunto il tempo di capire cosa fare da grandi. In fondo diventare qualcuno è questione di più responsabilità e meno furbizia.  

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