martedì, 29 settembre 2026

Vibo. Gli Ordini degli architetti e degli ingegneri presentano il volume di Vito Teti “Il risveglio del Drago”

L'appuntamento presso la Casa delle professioni tecniche, sede dei due Ordini professionali vibonesi
Redazione - 25 Novembre 2024 -

Sarà presentato domani pomeriggio, martedì 26 novembre, alle ore 17, presso la sede – Casa delle professioni tecniche – dell’Ordine degli architetti e degli ingegneri di Vibo Valentia il nuovo libro di Vito Teti -“Il risveglio del Drago – Cavallerrizzo: un paese mondo, tra abbandono e ricostruzione”.

«Nella notte tra il 6 e il 7 marzo del 2005 – spiega una nota – , dopo settimane di pioggia insistente, il terreno franoso – “il drago” – sui cui poggia Cavallerizzo, un paese arberesh in provincia di Cosenza, si scuote: la popolazione fugge e si mette in salvo, ma il rientro nelle case, seppur solo in minima parte distrutte, non avverrà mai. Per vent’anni Vito Teti seguirà con attenzione e partecipazione le vicende di una comunità spaesata e sofferente. Cavallerizzo, quella vecchia che stentava a svuotarsi, e quella nuova che nel frattempo veniva prendendo faticosamente forma, è stata, in questi vent’anni, visitata da Vito Teti e l’idea del libro era cambiata, nella testa del suo autore. Non più una cronaca; piuttosto, una etnografia, potente ed esaustiva, di un paese in abbandono, protagonista di una irrisolta scissione tra le anime della restanza. Un restare vicino e un restare dentro».

C’è una storia di paese, tra le tante che raccontano e racchiudono l’universo simbolico, «la metafora identitaria di Cavallerizzo: è la storia del drago – è scritto sempre nella nota -. Nella chiesa madre, dedicata a San Giorgio, c’era una statua (ora nella piccola cappella della nuova Cavallerizzo) che raffigura il Santo protettore nell’atto di tenere a bada il drago. Nella devozione San Giorgio proteggeva gli abitanti di Cavallerizzo dalla frana incombente, dalla peste e da altre calamità. Ed ecco dopo secoli di paterno controllo, San Giorgio, quella notte del 6 marzo 2005, non ha potuto salvare il paese perché le persone non avevano avuto cura delle acque e della terra, non avevano ascoltato gli allarmi che da anni il santo e il drago mandavano con la loro lotta provocando smottamenti, lesioni alle abitazioni e alle strade. E il drago si è mosso».

Cavallerizzo non è solo il «simbolo dell’instabilità di un’intera regione e di tutto un paese, di una terra segnata dalla precarietà, dai continui abbandoni e dagli interventi emergenziali e mai risolutivi: Cavallerizzo, piccolo paese che muore, luogo periferico e marginale, è il mondo».

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