La politica una passione di famiglia. La militanza una diretta e inevitabile conseguenza. Coinvolgente e trascinante. Stefano Luciano, avvocato vibonese, non poteva pertanto rimanere immune dal contagio. Diciamo meglio: da quello che lui stesso definisce un «fortissimo interesse». Luciano è stato più volte candidato alla carica di consigliere, ha ricoperto il ruolo di presidente del civico consesso di Vibo Valentia, tranne poi dimettersi e lasciare quella maggioranza politica, targata Elio Costa, per divergenze di vedute. Nel 2019, aspirante sindaco della coalizione progressista. Andò male. Ma «chi ha la passione politica, non si ferma mai». E alle ultime amministrative di giugno scorso il movimento politico “Vibo Unica” – fondato anni fa dal professionista, che oggi ricopre la carica di presidente – è stato al fianco del centrodestra e del suo candidato sindaco Roberto Cosentino che, tuttavia, al ballottaggio ha dovuto cedere il passo al candidato primo cittadino del centrosinistra Enzo Romeo. Luciano non era in lista, in quanto – dirà più avanti al cronista – in questo senso «si è concluso un ciclo». A InformaCalabria parla a tutto campo. Una intervista nella quale, tra l’altro, fa il punto proprio sul futuro politico del suo movimento, spiega il suo punto di vista sulle ragioni della sconfitta elettorale e bolla l’attuale sindaco Romeo come «passivo» e «inerme». E poi…
Presidente Luciano, “Vibo Unica” è ancora una volta all’opposizione in consiglio comunale. Come sta andando?
«Ci diamo da fare per tentare di risolvere i problemi della città anche se siamo all’opposizione. In questo senso abbiamo presentato specifici ordini del giorno su temi di interesse collettivo. Vorremmo anche collaborare con la maggioranza nell’interesse della città ma notiamo l’assenza di iniziative che vadano nella direzione della risoluzione dei problemi. Al netto di qualche manifestazione a carattere prevalentemente ludico non vediamo nulla di concreto. Nessuna discussione, nessuna azione specifica a cui partecipare che vada nella direzione di affrontare problemi specifici. Siamo ancora alle strette di mano ed alle solite passerelle».
Ci dica la verità: aveva messo in conto, in qualche misura, la sconfitta della coalizione di centrodestra, di cui “Vibo Unica” faceva parte, alle recenti amministrative di giugno?
«Francamente no. Speravo in una maggiore risposta da parte dell’elettorato moderato che in città è maggioranza. Evidentemente qualcosa non è andata bene».
Cosa non ha funzionato?
«L’errore è stato quello di tergiversare troppo sulla possibile ricandidatura della Limardo. Quest’ultima andava superata con fermezza almeno un anno prima individuando con chiarezza il nome del futuro candidato a sindaco. Superare un candidato uscente a pochi giorni dalla presentazione delle liste ha generato confusione e smarrimento tra gli elettori moderati che sono la maggioranza in città».
In che cosa allora è stata più brava, a suo giudizio, la coalizione progressista che ha portato, dopo oltre un decennio, alla vittoria il proprio candidato a sindaco?
«La coalizione progressista è stata solo più fortunata nel senso che si è trovata in vantaggio solo perché l’area liberale non ha trovato nei tempi adeguati l’intesa su un progetto forte da presentare agli elettori. Se il problema della Limardo si fosse risolto per tempo, il Pd avrebbe riperso le elezioni. Del resto sono i numeri a parlare».
Lei ha bocciato i primi cento giorni di governo del capoluogo dell’amministrazione Romeo. La pensa ancora così?
«Certamente. Guardi la pessima figura che l’amministrazione ha fatto in ordine al bando sulla scelta dell’esperto alla comunicazione. Solo dopo le forti critiche pervenute da molti esponenti della società civile e dall’opposizione in generale si è deciso di non assegnare l’incarico. E poi, che fine hanno fatto le promesse della campagna elettorale? Si è parlato di uso mirato delle risorse comunitarie, di tagli ai costi della politica, dell’unione territoriale e graduale dei comuni, della risoluzione del problema dell’acqua, peggiorato rispetto al passato, dei patti di sicurezza urbana, dell’efficientamento dei depuratori. Ed ancora si è parlato di turismo, sanità, porto, ambiente. Basti rileggere il programma del sindaco. Ma ancora nessuno di questi temi è stato solo introdotto. Il solito fumo negli occhi».
Lei ha pesantemente criticato nel recente passato l’operato dell’ex sindaco Limardo e oggi attacca l’attuale primo cittadino Romeo. Insomma, sembra che niente cambi in questa città?
«Non rinnego le battaglie che ho fatto nei riguardi della Limardo e che, mio malgrado, devo continuare nei riguardi di Romeo perché non vedo cambi di passo. Ed infatti, non si è nelle condizioni di indicare una sola cosa concreta fatta dall’inizio della consiliatura fino ad oggi. Perfino le storture progettuali di Piazza Luigi Razza (meglio conosciuta come Piazza Santa Maria, ndr) sono cadute nel silenzio assoluto ed ancora, in riferimento al Festival Leggere&Scrivere possibile che non si riesca a fare nulla per un’iniziativa che ha sempre proiettato la città in avanti? Un minimo sforzo in tal senso ce lo saremmo aspettato ed invece il sindaco appare impotente rispetto agli eventi. È questa l’idea che ho di Romeo: passivo ed inerme rispetto alle cose da fare».
Colpa anche di una classe politica generale non all’altezza del proprio ruolo?
«Devono tornare centrali i partiti con il loro compito di selezionare rigidamente la classe degli amministratori. Quando funzionavano i partiti vi era maggiore attenzione nella redazione delle liste e nella scelta degli assessori. Ci vuole la capacità politica, l’equilibrio e la competenza. Questi ritengo debbano essere i criteri di scelta».
E intanto però i problemi non si risolvono.
«Appunto. Perché i tre criteri che ho indicato sopra non vengono rispettati. Si pensa al solo consenso elettorale che non è sufficiente. Oltre al consenso ci vuole la competenza che è la capacità di inquadrare i problemi e risolverli».
Torniamo a “Vibo Unica”: quali le prospettive future del movimento o gruppo politico da lei fondato, dentro e fuori dal Palazzo di Città?
«Vibo Unica è oramai un movimento politico consolidato negli anni capace di ottenere un largo consenso elettorale. Alle ultime elezioni abbiamo preso quasi il 7% senza neppure il simbolo di partito ed ottenendo un numero di voti superiori a partiti nazionali coma Azione o Movimento 5 Stelle. Ci siamo organizzati sullo stile di un vero partito con un coordinatore provinciale, che ricordo essere Francesco Belsito, ed uno cittadino, Francesco Fusca. Stiamo valutando le evoluzioni sullo scenario politico nazionale e non escludiamo di aderire presto o tardi ad un partito».
Chiudiamo: dopo tanti anni, lei non è in consiglio comunale. Motivo per continuare a fare politica o, con il passare tempo, una ragione per prendere le distanze?
«In consiglio comunale ho mosso i miei primi passi e ho consolidato il mio ruolo politico. Ma si è concluso un ciclo nel senso che questa volta ho deciso di non candidarmi al ruolo di consigliere comunale per lasciare spazio agli altri amici del gruppo. Continuerò a fare politica attiva unitamente alla mia professione che non ho mai lasciato e non nascondo a nessuno che qualora ve ne fossero le condizioni potrei nuovamente ricandidarmi a ruoli diversi dal consigliere comunale. Chi ha la passione politica, non si ferma mai».







