
La parte finale del capitolo riservato allo Sviluppo economico integrato, inserito nel programma politico-amministrativo, dà massima attenzione alle «vestigia antiche» di Vibo Valentia, definita peraltro «città di tutte le epoche». Per il sindaco del capoluogo Enzo Romeo – lo ricordiamo – la Grande Valentia, vale a dire Vibo Valentia città cerniera tra Lamezia Terme e Gioia Tauro, partendo dalla fusione con i Comuni limitrofi, deve trovare fondamento in un Polo dei saperi e della conoscenza (che ponga in rete il Conservatorio, il Sistema bibliotecario vibonese e l’Università-Polo tecnologico di alta formazione) e in un Polo commerciale (che «raccolga e realizzi le istanze della convivialità e nello stesso tempo dell’accoglienza»). Ma tutto ciò non basta: per il capo dell’amministrazione comunale serve, infatti, valorizzare soprattutto la storia antica (ma non solo questa) del capoluogo e trasformarla in elemento fortemente attrattivo. Ecco come…
La città delle vestigia antiche
Il primo cittadino, dunque, si dice convito che la città, forte delle sue vestigia antiche, «può diventare un Museo all’aperto: il Parco archeologico – rimarca il sindaco – non può essere vissuto come un bene indisponibile ma come elemento caratterizzante, un modello di rappresentazione del valore che la città può mettere in campo. E si tratta di un valore molto elevato, da considerare, d’altronde, un “work in progress” per un centro urbano che conserva reperti certamente di straordinario rilievo ma ancora nascosti, sepolti nel sottosuolo. Fatta salva questa straordinaria evidenza, e considerando la vasta presenza di cantieri aperti e dei cantieri futuri, occorre pensare per tempo all’introduzione di modelli di “archeologia preventiva” da associare a una Soprintendenza speciale, così come efficacemente avvenuto a Roma».
A giudizio di Romeo, insomma, non appare una «soluzione funzionale» quella di separare in aree gestionali differenti i ritrovamenti: «Il Parco Archeologico – spiega Romeo – deve essere organizzato e vissuto come un unico, grande contenitore da ricondurre a un’unica direzione logistica. Questa visione unitaria è la base necessaria sia per un’efficace amministrazione che per trasformare il Parco archeologico in un volano di “saperi” e di sviluppo assieme alla città. A questo proposito, non è peregrino immaginare un evento di richiamo internazionale sulla falsariga della “Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum”, considerando che questo genere di turismo assorbe circa il 60% della spesa tradizionale di settore. Inoltre, al fine di dare corso rapido alla gestione del Parco archeologico, occorre dare seguito al progetto “Croce Neviera” che era già stato adottato, mediante un protocollo d’intesa dall’amministrazione Costa, ma rimasto tuttavia disatteso e mai applicato, basato anche sulla valorizzazione delle biodiversità».
La città di tutte le epoche
Ma Vibo non è solo la città antica. «È davvero la città di tutte le epoche – aggiunge sempre il primo cittadino -: il borgo medievale che dal Castello Normanno-Svevo e dal suo rinomatissimo Museo scende e si forma lungo le pendici originarie, la città dei palazzi che con le loro architetture corrono lungo i secoli della modernità, la città delle chiese e dell’arte sacra, la città del mare, degli approdi antichi e del bacino portuale contemporaneo. Percorsi possibili che raccontano il fascino di storie che si perdono nel tempo. Ma anche la città contemporanea che possiede decine di aree, alcune di forte impatto panoramico – la zona dell’Affaccio è tra queste – dalla cui valorizzazione, in termini di fruibilità, di recupero, di introduzione di strutture monumentali e artistiche, è altamente probabile ricavare nuovi spazi destinabili alla socialità e all’investimento privato, con forti riflessi d’attrattività».
Il nuovo teatro comunale
Poi il nuovo Teatro comunale di Moderata Durant, terminato e inaugurato dall’ex amministrazione Limardo. Un altro dei poli culturali «sui quali – puntualizza Romeo – la città può e deve fare affidamento: occorre tuttavia renderlo totalmente fruibile, dotarlo di un regolamento d’uso, di un sistema di gestione adeguato nonché di autonomia finanziaria. Allestire un cartellone comune di grandi spettacoli tra tutti i teatri calabresi – almeno quelli più importanti – potrebbe costituire la soluzione migliore per elevare la qualità della produzione, ridurre i costi mediante semplici economie di scala, consentire ai cittadini vibonesi e dell’intera provincia – e anche oltre – di godere dei più importanti eventi nazionali e internazionali. Ma è altrettanto importante immaginare, nell’uso e nella fruibilità del teatro – spiega ancora il sindaco -, l’ipotesi di procedere su una sorta di “doppio binario”: da una parte il Comune ma dall’altra anche soggetti diversi come associazioni culturali e di volontariato e soprattutto le scuole, tutte entità chiamate a concorrere all’allestimento di eventi teatrali, sotto l’egida di un accurato regolamento comunale che contempli anche queste forme di partecipazione diretta alla gestione. Mai dimenticando di valorizzare le molte eccellenze vibonesi in campo artistico che possono dare un contributo assai elevato alla qualità dei cartelloni e imprimere alle stagioni teatrali un’impronta identitaria locale».
Ecco come, infine, per il sindaco, Grande Vibo-Unione Territoriale, Polo dei saperi e della conoscenza, Polo commerciale naturale/urbano e la Città di tutte le epoche, «possono innestarsi l’uno sull’altra facendo di Vibo Valentia un centro urbano che si espande per accrescimento di valore e senza rendere necessario un impegnativo investimento a carico delle già esigue casse comunali».










