giovedì, 24 settembre 2026

Alessandro Corigliano, quando la cucina è perfezione: «Per me è come la matematica, una questione di precisione»

«Ho abbandonato gli studi in legge, la cucina mi entusiasmava. Oggi cerco di portare il mondo nei miei piatti. Viaggio tantissimo, perché ricerco sapori, profumi, stimoli»
Rosanna Pontoriero - 26 Ottobre 2024 -
Alessandro Corigliano nella sua cucina a Vibo Valentia

La cucina può essere il sogno d’infanzia  o un amore a prima vista, che ti fa cambiare rotta, senza grandi rimpianti. Cucinare è un verbo generoso, ma anche e soprattutto avventuroso: è un posto per infaticabili curiosi, gente audace, che riesce a trasformare la pressione in sfida. Coloro che cucinano posseggono una prospettiva dalla quale guardare il mondo. La storia di Alessandro Corigliano, nato e cresciuto a Vibo Valentia, ce lo insegna.

L’approccio all’arte culinaria

Abbiamo chiacchierato con Alessandro in un primo pomeriggio, mentre aveva appena terminato il turno in cucina: «Io ho un percorso singolare,  –  ci racconta – mi sono diplomato di liceo scientifico, ho intrapreso gli studi in giurisprudenza, ma non era la mia strada. Intorno ai 20 anni ho iniziato a fare un po’ di lavoretti, sicché non mi sono trovato in un ristorante dove cercavano un lavapiatti per una stagione. E in quel momento ho iniziato a cementarmi in cucina e a capire che mi entusiasmava. In seguito, mi hanno proposto di lavorare come aiuto cuoco, l’ho fatto per quattro anni, quando, ad un certo punto, ho maturato la consapevolezza di volere i mie spazi, avevo desiderio di crescere, di mettermi alla prova. Ho iniziato così a gestire individualmente un pasto al giorno, il pranzo o la cena. È stata una buona palestra, anche se poi ho cambiato ristorante, perché avevo sviluppato una filosofia culinaria mia, più moderna».

«La cucina è come la matematica»

«Per me la cucina è come la matematica: da una cosa arrivi all’altra. Io ho sempre lavorato moltissimo, andavo, e lo faccio tuttora,  anche molte ore prima del turno per imparare il più possibile, per rubare. Nella cucina dove lavoro oggi cerco di portare il mondo: io viaggio tanto, ho visitato molto i paesi dell’est, e mi ispiro ai piatti che provo in giro. Se vado in Serbia, ad esempio, non mi fermo a Belgrado, voglio conoscere i paesi, le campagne, perché sono alla ricerca di sapori vergini».

Tra i piatti che Alessandro Corigliano realizza c’è, per esempio, il Gulash: «Nella mia cucina non mangi roba comune. Cerco di portare la cucina estera, ma quella vera, le persone apprezzano il Pastrami, che faccio spesso, la Carbonada, piatto fortissimo.  È una cucina che va saputa apprezzare».

Alessandro si dice un uomo soddisfatto, ma vuole continuare a crescere: «Al futuro guardo con ambizione, anche perché io sono innamorato del lavoro». Sul suo prossimo viaggio Alessandro ci racconta: «Vorrei andare in Marocco, perché credo che la loro cultura culinaria sia interessante. Il mio sogno, prima o poi lo realizzerò, sarebbe quello di visitare in Giappone».

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