La cucina può essere il sogno d’infanzia o un amore a prima vista, che ti fa cambiare rotta, senza grandi rimpianti. Cucinare è un verbo generoso, ma anche e soprattutto avventuroso: è un posto per infaticabili curiosi, gente audace, che riesce a trasformare la pressione in sfida. Coloro che cucinano posseggono una prospettiva dalla quale guardare il mondo. La storia di Alessandro Corigliano, nato e cresciuto a Vibo Valentia, ce lo insegna.
L’approccio all’arte culinaria
Abbiamo chiacchierato con Alessandro in un primo pomeriggio, mentre aveva appena terminato il turno in cucina: «Io ho un percorso singolare, – ci racconta – mi sono diplomato di liceo scientifico, ho intrapreso gli studi in giurisprudenza, ma non era la mia strada. Intorno ai 20 anni ho iniziato a fare un po’ di lavoretti, sicché non mi sono trovato in un ristorante dove cercavano un lavapiatti per una stagione. E in quel momento ho iniziato a cementarmi in cucina e a capire che mi entusiasmava. In seguito, mi hanno proposto di lavorare come aiuto cuoco, l’ho fatto per quattro anni, quando, ad un certo punto, ho maturato la consapevolezza di volere i mie spazi, avevo desiderio di crescere, di mettermi alla prova. Ho iniziato così a gestire individualmente un pasto al giorno, il pranzo o la cena. È stata una buona palestra, anche se poi ho cambiato ristorante, perché avevo sviluppato una filosofia culinaria mia, più moderna».
«La cucina è come la matematica»
«Per me la cucina è come la matematica: da una cosa arrivi all’altra. Io ho sempre lavorato moltissimo, andavo, e lo faccio tuttora, anche molte ore prima del turno per imparare il più possibile, per rubare. Nella cucina dove lavoro oggi cerco di portare il mondo: io viaggio tanto, ho visitato molto i paesi dell’est, e mi ispiro ai piatti che provo in giro. Se vado in Serbia, ad esempio, non mi fermo a Belgrado, voglio conoscere i paesi, le campagne, perché sono alla ricerca di sapori vergini».
Tra i piatti che Alessandro Corigliano realizza c’è, per esempio, il Gulash: «Nella mia cucina non mangi roba comune. Cerco di portare la cucina estera, ma quella vera, le persone apprezzano il Pastrami, che faccio spesso, la Carbonada, piatto fortissimo. È una cucina che va saputa apprezzare».
Alessandro si dice un uomo soddisfatto, ma vuole continuare a crescere: «Al futuro guardo con ambizione, anche perché io sono innamorato del lavoro». Sul suo prossimo viaggio Alessandro ci racconta: «Vorrei andare in Marocco, perché credo che la loro cultura culinaria sia interessante. Il mio sogno, prima o poi lo realizzerò, sarebbe quello di visitare in Giappone».
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