Due occhi verdi, un viso dolcissimo e un movimento continuo, una energia inarrestabile, a sentir parlare Antea Godano, protagonista di questa storia, ci si dimentica persino della canicola di un primo pomeriggio di luglio. E tra voci in sottofondo, coni, coppette, dinnanzi a due tazzine sporche di espresso, Antea con un fare dolcissimo e un eloquio carezzevole, ci racconta la sua vita da imprenditrice, pasticcera, gelataia, artista, iniziata letteralmente in un metro quadrato di laboratorio, quando era giovanissima, ma già in un turbinio di passione.
Da come parla si capisce che è una donna capace di godersi il cammino, di amare follemente la fatica, una scalatrice di sogni, visionaria, come la gran parte delle donne che hanno successo, partendo dal niente e rimanendo con i piedi saldi per terra e le maniche ben rimboccate. E colpisce la premura con la quale racconta delle sue dipendenti in laboratorio: una cura che si traduce in carisma.
Il percorso di Antea Godano
Antea nel suo racconto parte da lontano «a 19 anni mi è stato diagnosticato il diabete, ero al mio primo anno di università, e per sfogo ho iniziato a fare dolci a tappeto e per tutti. Il fine settimana lavoravo già, in vita mia ho sempre lavorato, da quando avevo 14 anni. La mia avventura con i gelati succede di poco l’inizio della mia storia d’amore con Dominique Pugliese – oggi suo marito, con il quale gestisce la caffetteria, gelateria, pasticceria di corso Garibaldi a Spilinga – un giorno andammo ad una fiera di pasticceria a Rimini e proposi a Dominique di imparare l’arte del gelato, io da questo mondo ero già molto attratta. Iniziai una serie di corsi a Roma, Rimini, Pescara, la formazione è un aspetto essenziale. Ricordo ancora la mia prima stracciatella, ero così felice, emozionata. Ho finito comunque gli studi, ma ho fatto una scelta: ho deciso di seguire la strada che mi appagava. Il mio maestro è stato Angelo Musolino, mi ha insegnato le basi, mi ha dato una grande sicurezza. Sarei comunque stata una maestra gratificata, da bambina sognavo di fare l’insegnante, adoro i bimbi, oggi li rendo felici con il gelato».
La sua giornata tipo
La giornata tipo di Antea è estremamente dinamica e stimolante: «Io vivo di organizzazione, oggi ho una squadra, ma ho iniziato da sola in un metro quadro, i miei maestri lo ricordano sempre. Negli anni poi abbiamo fatto grandi investimenti. Una giornata in laboratorio è una lotta: io programmo la sera prima, la mattina con le mie ragazze ci dispieghiamo tra torte, gelati, dolci per eventi, commissioni dell’ultimo minuto, dolci destinati ai locali. La prima cosa che facciamo appena arrivate in laboratorio è accendere la musica, è terapeutica, perché è un mondo per isolare i problemi della quotidianità. L’armonia è fondamentale, ci deve essere rispetto e sostegno, i malumori in un laboratorio rappresentano un ostacolo. Prima che diventassi mamma lavoravo anche di notte e mi piaceva: perché di giorno è un inferno di chiamate, appuntamenti, via vai di persone, la notte è tutta mia. Ci sono giornate nelle quali devo tornare ancora in laboratorio nel pieno della notte, conciliare un lavoro così totalizzante con la maternità è una grande sfida».
Il lavoro in laboratorio è diventato complesso, occorre studio, ci racconta Antea Godano: «Oggi bisognerebbe avere una laurea in architettura per realizzare determinante commissioni, richiedono un lavoro di precisione, uno sguardo geometrico, decorazioni minuziose. Io amo follemente sperimentare con la piccola pasticceria fredda, se guardo il biscotto ricotta e crema di nocciole, mi ricordo della sua storia: avevo un cliente che veniva e prendeva sempre questo biscotto, un giorno avevo fatto un errore e glielo diedi sconfortata, mi disse che era buonissimo e nacque questo biscotto, il più venduto».
Antea Godano e il rapporto con la famiglia
Ad oggi Antea Godano si è specializzata anche nei grandi lievitati, panettoni e colombe, nella lavorazione del cioccolato. Non si è mai fermata, neppure in gravidanza: «Ho partorito, questo aneddoto lo devo raccontare, alle 11.29, qualche ora dopo con ancora la flebo chiamo mio marito disperata per una torta da decorare, perché il bambino è nato un mese in anticipo e io non ero pronta, avevo riempito la torta il giorno prima». Antea è orgogliosissima del gioco di squadra con il marito: «Abbiamo creato tutto insieme, con Dominique ho trovato fiducia e dimensione, ci siamo completati in ogni aspetto, ha ascoltato sempre le mie idee e lavorato duramente per realizzarle, questo mi rende felice».
La ricetta: biscotto ai sapori di fichi, mandorle e amaretti

La colazione d’estate è lenta, soprattutto nei giorni di calura e riposo coincide con la tarda
mattinata: il sole già alto e quella voglia di occupare il tempo in una altalena di tempi morti.
Le domeniche d’estate al sud sono esattamente un pendolo che oscilla tra un caffè e una
chiacchierata, in attesa di sentire il sugo borbottare. Vi racconto un dolce ideale per queste
mattinate, velocissimo da preparare.
Ingredienti: 3uova; 200g di zucchero; 1 bustina di lievito; 500g di farina; 1 bicchieri di olio
di semi; essenza di mandorla amara; 1 vasetto di marmellata di fichi; zucchero a velo, 100g
di mandorle in granella.
Montate velocemente le uova con lo zucchero e il lievito; aggiungete la farina e l’olio,
impastate perbene e lasciate riposare per una mezzora. Stendete l’impasto ricavando un
rettangolo, con l’aiuto di uno stampo di acciaio, tenete da parte un piccolo pugno di pasta.
Farcite con la marmellata e le mandole, profumate con l’essenza di mandorla amara.
Sbriciolate l’impasto conservato, cospargete la superfice di zucchero a velo, prima di
infornare. Cuocete a 160° per una mezzora.
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