mercoledì, 23 settembre 2026

Armando Sciarrone, il cuoco che stupisce con effetti normali: «Il mio futuro sarà felicemente in cucina»

La storia di un ragazzo che ha saputo fare le sue scelte con coraggio, seguendo la passione: «Lasciai la facoltà di Economia per questo mestiere e non rimpiango nulla»
Rosanna Pontoriero - 16 Novembre 2024 -
Lo chef Armando Sciarrone in posa

Ogni vita conserva un guizzo, una tensione verso qualcosa, siamo aspirazioni più o meno riuscite, terreni da scoprire, mondi da esplorare. E spesso per paura, conformismo, pavidità, scarsa resilienza, siamo i primi a non conoscerci, a non ascoltarci. E sapete perché? Ascoltarsi significa spesso distinguersi, disobbedire, verbo meraviglioso dal quale è necessario partire se si vuole costruire. Tutte le storie di questa rubrica posseggono un guizzo, una genialità, la predisposizione a sacrificarsi per realizzarsi. Sono vite, spesso giovanissime, ma pioniere, determinate e visionarie, lo è anche questa di Armando Sciarrone, che in una terra così remissiva dovrebbero fare molto rumore.

Il cambiamento di Armando Sciarrone e la gavetta

Armando Sciarrone, classe 1992, originario di Palmi, è un uomo preciso, lavora molto, chiacchieriamo con lui in un grigio e freddo primo pomeriggio di novembre, l’autunno è ormai maturo, ci racconta il suo percorso: «Mi sono diplomato al liceo scientifico di Palmi e mi sono iscritto in economia a Roma, ma a tre esami dalla laurea ho lasciato, avevo già una grande passione per la cucina. Possedevamo già il ristorante di famiglia e quando da adolescente non andavo a scuola, mi ritrovavo in cucina, svolgevo le mansioni più semplici: pulivo le cozze, le patate, saltavo qualche pasta, davo anche una mano in sala. Ad un certo punto, mio padre andò per un breve periodo a cucinare in Giappone e io presi le redini della cucina. Fece, successivamente, delle altre avventure all’estero e io fui lasciato libero. Non avevo mai gestito da solo una cucina, avevo imparato da mio padre, che è pure un autodidatta. Uno dei primi piatti che ho pensato è stato il minestrone di mare».

In seguito Armando fa delle esperienze fuori regione, in altri ristoranti: «Sono stato a Roma,  in Sicilia e ho fatto il primo cuoco, devo dire mi ha aiutato molto a livello gestionale, nell’organizzazione delle risorse umane. Sono poi tornato a Palmi nella mia cucina, con mio padre che mi ha lasciato e mi lascia molta libertà».

La sua giornata tipo e le passioni

La giornata di Armando è impegnativa, frenetica, ma gratificante: «Mi sveglio presto e vado alla ricerca di materie prime, alle 09.00 sono già attivo in cucina e finisco nel pomeriggio, per poi riprendere la sera, verso alle 18.30. Si tratta di un lavoro sacrificante, ma è quello che voglio fare, la mia scelta. Ad oggi non rimpiango nulla. Sono un cuoco che stupisce con effetti normali, è la nostra filosofia». Il suo futuro Armando lo vede ben delineato: «Tra dieci anni mi vedo sempre in cucina, magari con un ristorante in più, forse una trattoria, siamo molto legati alla tradizione». Il protagonista di questa storia nella vita sarebbe un appassionato di pesca: «Pescare è una attività che mi riporta all’infanzia, mi piacerebbe riprenderla. In generale, sono un amante della natura».

Storie come questa insegnano che vita è dove ti porta il cuore, tutto il resto è superfluo. Lavorare è un verbo che possiede anche sfumature di piacere, di godimento, basterebbe saperlo interpretare. Una cucina in movimento è per antonomasia il luogo del tutto è possibile, della metamorfosi, della creatività, della vita.

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