Lo scirocco e poi l’acquazzone improvviso, potente, che rinverdisce, portandoci con i piedi in settembre, mese dei poeti e degli eterni romantici, di quanti amano i sapori ricercati, i cambiamenti improvvisi, le camicie che sbandierano. In un pomeriggio terso, tra la calura e la pioggia estemporanea, chiacchieriamo con Daniela Rotino, professoressa di lettere ed ex assessore alla Cultura al Comune di Vibo, ci racconta il suo amore per la cucina a cavallo tra città e regioni diverse, perché ha avuto una infanzia e una adolescenza dinamica.
La storia di Daniela Rotino
«I miei genitori erano siciliani. Mio padre era direttore de La Banca d’Italia e ogni tre anni veniva trasferito, abbiamo girato un bel po’. Io sono nata a Roma e ci sono rimasta fino ai sei anni, poi siamo andati a Trento, della cucina trentina, tuttavia, non ho appreso quasi niente. In seguito siamo scesi a Vibo per un anno e mezzo e poi abbiamo soggiornato a Bari. Era complicato cambiare spesso, calarsi in ambienti diversi, lasciare gli amici, una vita per molti versi difficile».
Daniela si sposta fino ai diciannove anni, segue il primo anno di università a Pavia e successivamente si trasferisce a Napoli: «Mio padre dopo la pensione ha deciso di stabilirsi a Vibo, visto che c’erano le mie sorelle. E anche io, appena terminata l’università, sono tornata a Vibo, dove ho fatto per tutta la mia vita l’insegnate. Mio marito, invece, era lucano».
La passione per la cucina
Daniela Rotino si appassiona alla cucina sin da piccola: «Seguivo molto mia madre, che praticava la cucina siciliana, e adoravo pasticciare, usare le mani. A quindici anni feci la mia prima pasta al forno inventata da me, con le tagliatelle. Mia madre aveva i suoi piatti sacri: lo Sfincione, le melanzane a sfincione, gli arancini e i cannoli, li volevano sempre tutti. Il mio primo dolce fu, invece, una torta alle mandorle. La preparazione dei cannoli l’ho appresa dopo, li faccio per Natale. Di dolci faccio la Sbrisolona, la Chiffon Cake, dei dolcetti fritti che faceva mia madre, la Cuccìa, un dolce della tradizione natalizia palermitana. Il mio piatto del cuore sono gli anellini siciliani».
Oggi Daniela Rotino è una donna che cucina, legge, continua ad impegnarsi nel sociale e cura le tavole: «Adoro prendermi cura degli ospiti: abbinare tovaglie, bicchieri, preparare dei regalini per il fine pasto». La protagonista di questa storia si definisce una donna «paziente e gentile». Le ricette importanti, quelle della mamma e non solo, le ha raccolte nel corso della vita: «Le ho ordinate in una scatola e sul fronte mi compare la scritta “ricetta di”, così ogni volta mi ricordo con chi ho condiviso un pezzettino di vita».
La ricetta: crostata more, pesche e crema pasticcera a sugello dell’estate

Sono i colpi di coda dell’estate, le albe sono già foriere d’autunno, le ultime ventate di ventaglio prima di riprendere le camice. Un’altra estate sulle spalle e un altro anno con il quale fare i conti, siamo in un stagione di riprese e bilanci, esami e cambiamenti. E vi proponiamo un golosissimo sugello d’estate, che funge da epilogo, immaginateci sopra la scritta “The End”, la Crostata con crema, more e pesche. Ideale per una domenica all’aperto, tra la brezza mite di inizio settembre.
Ingredienti per la frolla: 400g di farina; 200g di burro; 4 tuorli; 200g di zucchero a velo; vaniglia. Per la crema:2 tuorli; 80g di zucchero; 30g di maizena; 500 ml di latte intero; 4 pesche; 50g di more.
Preparazione: fate una fontanella, ponete al centro il burro, i tuorli e lo zucchero a velo e impastate perbene, lasciate riposare in frigo per mezzora. Riprendete la frolla, foderate lo stampo rettangolare d’acciaio e cuocete, adagiando sulla superficie un foglio di carta forno con i fagioli come peso. Procedete con la crema: lavorate i tuorli con lo zucchero, unite la maizena setacciata e infine, il latte caldo con la buccia di due limoni. Lasciate che la crema si addensi, mescolando con cura. Farcite il guscio di frolla con la crema e disponete la frutta fresca.
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