giovedì, 24 settembre 2026

Nicodemo Sigillò, lo chef con la valigia in mano: «Ogni giorno è una meravigliosa scoperta»

La storia di un ragazzo che ha girato decine di cucine in Italia e fuori, lavorato al ristorante de “La Scala”, sperimentato filosofie diverse
Rosanna Pontoriero - 23 Novembre 2024 -
Lo chef Nicodemo Sigillò mentre prepara uno dei suoi piatti

Poco più di trenta anni strepitosamente vissuti: Nicodemo Sigillò è il protagonista della storia che tutti vorrebbero raccontare. Dinamico, dal temperamento effervescente, resiliente, innamorato del lavoro, audace, uno che vive la vita con lo spirito di un naturalista: nel suo girare per le cucine  si  scorge il desiderio di chi penetra i boschi e si orienta con la luce del sole. Ci sono persone che hanno interiorizzato il senso di esistere, che equivale a quello di camminare, fiutare.

Chiacchieriamo con Nicodemo, chef classe 1990, originario di Laureana di Borrello, il quale possiede una voce gioviale, fluida, in un pomeriggio piovoso e freddo di novembre, sulle nostre parole una fitta cortina di nebbia. «Mi sono diplomato di alberghiero, anche se ho terminato gli studi dopo, da ragazzo ero troppo desideroso di andare a lavorare, avevo iniziato a Vibo, ma ho terminato a Polistena. Ho sempre saputo di voler fare il cuoco, vengo da una famiglia che ha  uno stretto legame con il cibo: assistevo alle discussioni sulle modalità di cottura tra mia mamma e mia zia e pensavo, nella mia testa bambina, che quella sarebbe stata la mia strada. Una figura di grande ispirazione è stato mio nonno, un uomo meravigliosamente creativo: coltivava e cucinava verdure, era un artigiano, amava l’arte, credo di somigliargli nel modo di improvvisare».

Il percorso di Nicodemo Sigillò

Nicodemo Sigillò ha iniziato a lavorare poco più che bambino: «Sono entrato in una cucina professionale a tredici, quattordici anni,  in un ristorante di montagna, poi me ne sono andato al mare, a Capo Vaticano. Nel mentre ho iniziato a leggere, studiare,  documentarmi sulla cucina internazionale. Facevo stagione estiva e invernale, spostandomi molto, sia qui da noi che sulle alpi. A diciannove anni ho deciso proprio di trasferirmi e sono arrivato a Pavia, qui ho trascorso anni lavorando e facendo stage a Milano: ho avuto la possibilità di fare una esperienza nel ristorante de La Scala, quella era una cucina perfetta, non si poteva sbagliare, era necessario stare sul pezzo, la brigata era autenticamente una catena di montaggio».

Ha poi continuato il suo viaggio: «Da Pavia mi sono trasferito in Emilia, a Fiorano Modenese, si trattava di un ristorante in un hotel, chiuso da qualche anno e la sfida era quella di creare una squadra di persone che lo riaprissero, secondo i dettami della cucina emiliana, che è uno spettacolo. Successivamente, sono tornato in alta montagna, nelle zone di Courmayeur, spostandomi in continuazione e facendo un soggiorno lavorativo a Milano: il mio obiettivo era incamerare più esperienza possibile».

Il suo sogno realizzato

Questa voracità ha portato Nicodemo Sigillò a Parigi, dove sognava di lavorare: «Sono arrivato in Francia nel 2019, era un ristorante con due cucine, elegante e stellato, io gestivo il reparto dei primi al bistrot, ma quando c’era necessità, perché mancava lo chef, me ne andavo anche nell’altra cucina, in quell’anno ho imparato tanto di pasticceria». Per una nostalgia familiare Nicodemo ha deciso di rientrare da Parigi: «Sono tornato nella provincia di Pavia, a Cascina Vittoria e lì è sopraggiunto il Covid, siamo rimasti sei mesi chiusi e alla fine sono tornato in Calabria, avevo voglia di conoscere i miei nipoti. E mi sono fermato, ho incontrato anche l’amore. In questi ultimi tempi ho fatto tante esperienze nella mia terra».

Nicodemo è soddisfatto della sua vita da chef, nonostante le cadute: «La mia  vita è sempre una scoperta, ne succede sempre una in bene e in male e sa cosa le dico: va benissimo così, voglio godermi ogni giorno come se fosse una avventura incognita». Esistono persone che sanno apprezzare il tempo: Nicodemo con la sua storia movimentata ce lo ha insegnato.

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