mercoledì, 23 settembre 2026

Sonia Serazzi, quando la cucina si divide tra letteratura, storia e arte

Chiacchierata con la scrittrice volto affermato della narrativa italiana: «Ricordo come cosa sacra la crema pasticcera di mia madre»
Rosanna Pontoriero - 27 Luglio 2024 -

Una terrazza a Via dei Glicini, il sole battente, un caffè, due paste di mandorle, sfornate dalla padrona, Lisa Forrest, ormai diventata bravissima. Gelato, una gatta che allatta e coccola cuccioli non suoi e la voce calda, generosa della scrittrice Sonia Serazzi. Un momento così delicato e carezzevole, di quelli che vorresti durassero per sempre. Sonia Serazzi è un volto affermato della narrativa italiana, vive a San Vito in provincia di Catanzaro ed è autrice di “Non c’è niente a Simbari Crichi”, “Il cielo comincia dal basso”, “Una luce abbondante”, per citarne solo alcuni.

È una donna estremamente appassionata, lo si intuisce immediatamente, sin dalle prime battute. Con Sonia Serazzi ci tuffiamo in una chiacchierata entusiasmante sulla cucina tra letteratura, storia, vita nuda e battuta e arte. «Io ho un grande rispetto per chi sa cucinare, credo sia un gesto di generosità sconfinata, ho visto sempre la mia mamma lavorare ai fornelli per gli altri, spesso chi cucina presa da mille odori neppure gusta i piatti, è già sazia».

Sonia Serazzi e il suo legame intenso con la madre

Sonia racconta sua madre come una cuoca semplice e fantasiosa: «Mescolava due tradizioni, quella sarda e quella calabrese, cucinava in modo impareggiabile, l’altra sera ho avuto una grande nostalgia delle sue polpette. Anche mio padre ama cucinare, è stato un cuoco nell’esercito, spesso ci contendiamo i fornelli». Sonia è letteralmente una nudista della cucina: «Io amo follemente gustare i cibi nella loro nudità: il sapore dell’olio, il pomodoro con l’origano. Ho un rapporto essenziale con il cibo. Di dolci amo molto la “Cuzzupa” e la crema pasticcera da mangiare al cucchiaio. La crema mi riporta a mia madre, ce la faceva a merenda. La mia nonna, invece, mi dava una cosa che per lei era lussuosa: il tuorlo d’uovo al cucchiaio con un pizzico di zucchero e le gocce di limone, è una sensazione che ricordo perfettamente. In quell’uovo c’era il desiderio di farmi forte, mi regalava qualche cosa di sacro e di questo le sono grata».

L’unione tra cibo e letteratura

Il cibo nella letteratura è un grande tema, che affrontiamo anche con Sonia Serazzi: «L’aver fame, cito il teologo Giovanni Cesare Pagazzi, è segno del nostro essere creature bisognose e manchevoli. Il cibo racconta perfettamente il legame di dipendenza dell’uomo con il mondo, con gli altri esseri viventi. Da lettrice ho davanti le zuppe di cavolo dei romanzi russi, pasto dei poveri, mi ricorda l’alimentazione frugale delle nostre terre. E ricordo la cura della tavola nel “Pranzo di Babette”, quanta bellezza. Una mia amica, Rosanna, l’altro giorno in un momento difficile della sua vita, mi ha preparato una tavola bellissima, con i cibi che piacciono a me, un fiore raccolto nel suo giardino, è stata una grande dichiarazione d’affetto».

Durante la chiacchierata Sonia Serazzi definisce il cibo nei suoi romanzi come «impastato alla vita», espressione fortissima: «Nella mia letteratura il cibo è presente ovunque, nelle stagioni. In Calabria se cammini senti profumi: di frittelle in estate e di frittate in inverno. Nella scena di apertura de “Il Cielo comincia dal basso” vi è un padre che va a comprare il pane fresco per assaggiare l’olio nuovo, per me è un autentico manifesto». Concludiamo la chiacchierata con Sonia sulle note della pittura: «I quadri che preferisco nel racconto del cibo sono quelli di Cézanne e di Van Gogh, narrano il cibo sobrio, parsimonioso. Per me le nature morte di Cézanne sono meravigliose, esattamente quelle nelle quali dipinge frutta rubata alla dispensa di casa».

La ricetta: luglio è un parfait goloso e refrigerante

Luglio è un soffio di calura penetrante: l’esame andato, l’anguria in frigo, il romanzo
aperto, il ventaglio in mano, una passeggiata all’alba e la magia della prima sera. La vita
senza stagioni
non sarebbe la stessa, mancherebbero le striature, le definizioni: spesso noi
siamo l’estate che viviamo, ogni sentimento si arricchisce di gelsomino e fieno, di erba
matura. Ebbene, l’estate italiana possiede un repertorio originalissimo: è un romanzo vivente.
Vi proponiamo un dessert rigorosamente freddo, si tratta di un Parfait al cioccolato, semplice
ma di grande classe.


Ingredienti per il biscotto al cioccolato: 5 tuorli; 9 albumi; 75g di zucchero; 90g di burro;
260g di cioccolato fondente. Per il Parfait: 80g di uova; 160g di tuorli; 160g di zucchero;
80ml di acqua; 350g di cioccolato fondente; 350g di panna montata.

Preparazione. Per il biscotto montate il burro con lo zucchero, aggiungete i tuorli. A parte montate gli
albumi, unite le due masse e incorporate il cioccolato fuso. Stendete su di una teglia piana e
cuocete a 150° per una quindicina di minuti. Per il Parfait: portate a 121° l’acqua con lo
zucchero e versatela sui tuorli montati, lavorate fino al raffreddamento, unite il cioccolato e la
panna semi montata. Componete a questo punto il dessert: ricavate un disco circolare di
biscotto, versateci il parfait all’interno dello stampo e ponete in freezer, levate lo stampo solo
quando si sarà ben strutturato. Conservate il dolce sempre nel freezer. È una ricetta da
studiare, come per tutti i dolci da freezer, è importante pesare gli ingredienti e attenersi
fedelmente al procedimento.

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